Prospetto della Chiesa della Badia di Sant’Agata da via V.Emanuele

Prospetto della Chiesa della Badia di Sant’Agata da via V.Emanuele

Dopo il terremoto del 1693, che devastò gran parte della Sicilia orientale, per molte città ebbe inizio un periodo di ricostruzione. Uno dei protagonisti più importanti della Catania tardobarocca fu Giovan Battista Vaccarini (1702 – 1769). Nasce a Palermo ma trascorre gli anni della sua formazione a Roma dove lavora nello studio di Carlo Fontana. Nel 1730 si stabilisce a Catania e gli vengono affidati i più importanti cantieri della città. Nei due decenni successivi nei suoi progetti fonde la tradizione borromiana con quella locale dando origine a un rococò siciliano. Per citare alcuni interventi:

  • 1730-1761 Porta a termine la facciata del Duomo articolata da libere colonne sovrapposte che esprimono un movimento ondulato;
  • 1732 Inizia a lavorare al prospetto del palazzo Municipale che mostra un vigoroso e fantasioso disegno;
  • 1737 Completa la fontana dell’elefante;
  • 1744 Inizia a lavorare alla Chiesa della Badia di Sant’Agata;
  • 1754 Si dedica al Collegio Cutelli.

La più originale opera ecclesiastica è la chiesa della Badia di Sant’Agata (1735-67).

Pianta della Chiesa di Sant’Agnese,Roma, Borromini

Pianta della Chiesa di Sant’Agnese,Roma, Borromini

 

Osservando la pianta è possibile notare molte analogie con quella di S. Agnese del Borromini, con la variante della posizione dell’ingresso, collocato non sull’asse minore, come in Sant’Agnese, ma lungo l’asse maggiore. La facciata presenta un gioco borromiano di campate concavo e convesse. Il prospetto è tripartito e presenta una profonda rientranza concava, dominata dal motivo cuspidato del portale, fra due settori convessi posti ai lati.

Pianta della Chiesa della Badia di Sant’Agata,Catania, Vaccarini

Pianta della Chiesa della Badia di Sant’Agata,Catania, Vaccarini

Quando Vaccarini inizia la sua attività a Catania lo scenario del centro storico era molto diverso da quello attuale. La Badia di Sant’Agata comprendeva solo una piccola chiesa e alcuni corpi dei dormitori. I prospetti del Duomo erano ancora rustici. Il suo lavoro fu intenso e dovette anche dialogare con le preesistenze e coordinare, allo stesso tempo, i diversi interventi di cui si stava occupando, molti dei quali si affacciavano su un contesto comune.

La bicromia nero e bianco della pietra lavica e della pietra calcarea è un effetto che caratterizza il prospetto della Badia, così come la facciata nord del Duomo e la fontana dell’Elefante.

Anche la scelta del posizionamento della Chiesa nell’angolo dell’isolato più vicino alla piazza mostra un tentativo di dialogo tra l’edificio religioso e lo spazio esterno antistante che era sia piazza sia strada.

La vista attuale della Chiesa dalla via V. Emanuele è solo uno scorcio, ma un tempo, quando ancora non era presente la balaustrata in marmo, che adesso circonda il Duomo dal lato nord e in facciata, la Badia rientrava in un sistema unitario con il resto dei monumenti della piazza. Tale posizione permetteva a chi usciva dalla porta nord del Duomo di ritrovarsi quasi frontalmente al prospetto della Badia. Lo spazio antistante i due edifici doveva quindi essere stato pensato come uno spazio comune, ma adesso la balaustrata in marmo che delinea le aree di pertinenza del Duomo ha alterato questo senso unitario.

Inoltre un ulteriore connessione legava i due edifici. Il complesso della Badia di sant’Agata era la sede di un monastero di clausura e determinati elementi come la loggetta angolare e la ringhiera alla sommità del prospetto della chiesa (che copre la terrazza) sono stati studiati appositamente per permettere alle monache di assistere ai riti celebrativi, senza essere viste, che si svolgevano in piazza in onore della festa di Sant’Agata.