Portale della Chiesa di S. Agata al Carcere

Portale della Chiesa di S. Agata al Carcere

Salendo per la via Manzoni, nel centro storico di Catania, si incontra Via del Colosseo, il cui fondale è dominato dallo scorcio prospettico della Chiesa di Sant’Agata al Carcere.

La Chiesa venne costruita sull’antico oratorio di San Pietro accanto al bastione il cui luogo, secondo la tradizione, è legato alla prigionia di Sant’Agata.

La maestosa scalinata conduce all’ingresso costituito da un portale svevo. Elemento alquanto singolare questo, che cattura l’attenzione dell’osservatore poiché si discosta dallo stile barocco della facciata di origine settecentesca.

Documenti storici attestano che il portale in questione fosse l’antica porta maggiore della Cattedrale catanese, estromessa quando Vaccarini, in seguito al terremoto del 1693, dovette occuparsi della ricostruzione della facciata.

Per non compromettere il disegno di facciata pensata dall’architetto e trattandosi di un elemento di indiscutibile pregio e valore storico, si pensò di rimuoverlo e senza distruggerlo fu trasportato nel Palazzo Senatorio. Nel 1760 l’amministrazione comunale lo donò alla Confraternita del Santo Carcere che in quel periodo si accingeva all’ampliamento della Chiesa e ad un nuovo disegno di facciata.

Così il portale, insieme alla sua riquadratura rettangolare in marmo, venne incastonato nel prospetto della Chiesa di Sant’Agata al Carcere. Con molta probabilità tale inserimento contribuì alla definizione dell’intero disegno compositivo.

Il portale, insieme a quello della Cattedrale di Cefalù, è l’unico esempio di portale a tutto centro tra i monumenti normanni siciliani.

L’arco centrale è impostato su pilastri che hanno come elemento decorativo tralci vegetali dai quali spiccano intarsi con figure umane e zoomorfe. L’arco è ornato con quindici formelle che riprendono le 6 formelle decorative della riquadratura in marmo (due circolari e due rettangolari).

photo credit: https://www.flickr.com/photos/hen-magonza/5041866809/in/photostream/

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Tre colonnine per lato affiancano gli stipiti della porta. Queste poggiano su basi attiche , sono poste su un alto zoccolo e sono sormontate da capitelli con foglie di acanto, alcuni ornati anche da animali grotteschi.

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Particolare dei capitelli e delle sculture di sinistra

La decorazione delle colonnine centrali è a spina di pesce mentre quella delle colonnine esterne è a scacchi.

Da esse si sviluppa un sistema di archi a tutto sesto che nell’insieme danno l’idea di un arco strombato.

Particolare curiosità suscitano le sculture poste sugli abachi dei capitelli. Le figure umane e zoomorfe in esse raffigurate sembrano nascondere, secondo il parere di studiosi, un valore simbolico.

Secondo il Guarneri, le sculture erano collocate nella facciata del Duomo in ordine diverso, ed egli narra come queste, a suo avviso, fossero l’emblema del trionfo dell’imperatore, Federico II, sulla ribelle città guelfa di Catania e sulla Chiesa.

La descrizione fantasiosa delle sculture che il Guarneri riporta trova un riscontro cronologico in quanto si suppone che l’epoca di costruzione fosse intorno alla prima metà del secolo XII, periodo in cui regnava Federico II. Quest’ultimo è identificato nella scultura raffigurante l’uomo seduto che con una mano sembra toccarsi la barba mentre la donna nuda in ginocchio, che con una mano tiene un toro e l’altra un montone, simboleggia Catania.

 

Bibliografia

  • “Il portale della Chiesa di S. Agata al carcere in Catania” Gaetano Palumbo in QUADERNO 16